Come sei arrivato alla fotografia?

E’ stato un percorso molto naturale e spontaneo, ma lungo nel tempo, forse qualcosa che avevo in elaborazione internamente e che poi all’improvviso ho avuto l’urgenza di vedere concretizzato. Ho lavorato molti anni come consulente editoriale, un’attività lavorativa più legata al marketing, alla comunicazione ed alla pubblicità per grandi gruppi come Mondadori, Mediaset, Stream e Nbc Universal. In pratica il mio lavoro era di mettere in contattato varie persone per realizzare dei progetti ed avere il massimo dei risultati. E’ un lavoro che ho fatto per molti anni, che mi ha insegnato molto e mi ha dato molte soddisfazioni. Ma poi ad un certo punto ho sentito la necessità di dedicarmi ad altro. L’occasione si è presentata durante l’ennesima attività di partnership, dove con mia sorpresa, mi è stata offerta la possibilità di occuparmi in prima persona di un progetto fotografico umanitario. Mi è scattato qualcosa dentro e ho accettato con entusiasmo, forse anche con un po’ di incoscienza. A 42 anni ho lasciato il mio lavoro, che pure mi appassionava e mi metteva in contatto con molte persone, per scegliere di dedicarmi alla mia vera passione. La fotografia.

 Mongolia, Ulan-Bato. In Mongolia circa metà della popolazione vive nella capitale Ulan- Bator, che ha più di un milione di cittadini. Metà di loro vive nelle baraccopoli sviluppate intorno alla città in una zona chiamata Gher District. Questo distretto è stato realizzato senza nessun piano di urbanizzazione, né acqua ed elettricità.

Cosa portavi del tuo lavoro precedente?

Gli anni trascorsi nelle aziende, mi hanno insegnato molto, specie per quanto riguarda la parte pratica, come impostare, ottimizzare e proporre il mio lavoro. Oggi, questa lunga esperienza si è rivelata importante, in particolare a rendere il massimo in questo percorso professionale.

 

Ti sei ispirato a modelli particolari?

Ho frequentato un workshop del fotoreporter italiano Francesco Zizola, sono rimasto profondamente colpito e dopo di che non ho avuto più dubbi su quello che volevo fare. Ho ritrovato gli occhi che volevo avere, le cose che volevo fotografare, ovviamente con un percorso del tutto personale.

 

Sei particolarmente attratto dai paesi asiatici e africani, ma sempre puntando l’attenzione sulla Natura e l’uomo, in una sorta di ritorno all’essenziale, senza alcuna traccia di malinconia, ma anzi con bianco neri emozionanti e luci e colori, quasi pittoriche. Come nascono quelle fotografie?

Quando viaggio sento la necessità di trascorrere del tempo con la gente del posto, con le persone che incontro. Tutto il loro quotidiano diventa per me un motivo di ricerca e di curiosità. Ogni mio progetto ha l’obiettivo di mostrare l’estrema povertà di mezzi di questi popoli, ma al contrario la grande ricchezza di valori. E’ chiaro che in posti così difficili ed estremi spesso la parte più fragile ed esposta è l’infanzia. Qui la violazione dei diritti umani  è all’ordine del giorno. Ecco perché mi piace pensare che le mie fotografie possano dare un piccolo contributo positivo in un mondo dove ci sono tante ingiustizie.

 

Per fare questo hai creato la Witness Image, un’associazione senza scopo di lucro che promuove e supporta l’educazione e il rispetto dei diritti e delle libertà come sancito dalla Risoluzione 217 A della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Con la creazione di Witness Image, insieme ai fotografi Giovanni Cocco e Alessandro Grassani, ho la possibilità di realizzare progetti fotografici di ampio respiro, se vuoi anche di carattere più internazionale, come per esempio questo progetto lungo 2 anni sull’impatto dei cambiamenti climatici nei confronti dei minori nei paesi in via di sviluppo. In più questa Associazione è spesso finanziata da Fondazioni ed Aziende, che mettono a disposizione dei fondi proprio per la divulgazione della realtà della vita nel resto del mondo attraverso il linguaggio della fotografia che - seppur crudo - è sempre nel rispetto della dignità umana. In questo progetto, per esempio, è stata fondamentale la lungimiranza e il supporto della Fondazione Nando Peretti e del suo presidente Elsa Peretti, attiva anche con modalità più concrete sul territorio. Per esempio, nel 2013, grazie al contributo della Fondazione, sarà possibile costruire 28 abitazioni in Sud Sudan.

 

Parliamo un po’ di tecnica. Quale fotocamera usi, e perché preferisci il bianconero?

Utilizzo la Canon 5D Mark II, spesso con un 24-35mm f/8, che grazie per la sua elevata qualità tecnica mi sta aiutando molto, ma porto con me sempre anche una piccola compatta, più discreta se mi devo muovere in ambiti difficili. Per quanto riguarda il bianconero, è la mia tecnica di origine, quella che mi ha permesso di imparare a gestire luci e ombre in maniera ottimale, a ‘scrivere’ - se vuoi - con la luce. Mi sono avvicinato al colore con l’avvento del digitale, ma il mio approccio è sempre lo stesso.

Ci lasciamo con semplicità, un ultimo sguardo alle immagini che sono belle davvero, e ti fanno pensare che quei bambini, quelle donne e quei paesaggi aspettano, spesso con un sorriso, un futuro migliore.

 

© Foto-Review.it – Cristina Chiarotti

 

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Luca Catalano Gonzaga, classe 1965, da anni si occupa di fotogiornalismo a livello internazionale, in particolare in aree fortemente sottosviluppate (Nepal, Mongolia, Zambia, Kenia, Burkina Faso ed altre). È fondatore della Witness Image, un’associazione che ha come obiettivo quello di realizzare progetti fotografici sulle violazioni dei diritti umani nel mondo.

 

Biografia - Nasce a Roma, segue gli studi classici e si laurea in Economia e Commercio. Tra il 1990 ed il 2007 sviluppa la sua carriera professionale nel settore pubblicitario e della comunicazione lavorando presso diverse Aziende quali: Mondadori, Stream, Mediaset e Nbc Universal. Dal 2008 diventa fotografo professionista a tempo pieno, concentrandosi in particolare su tematiche sociali, ritratti e progetti ad hoc legati al mondo industriale/aziendale. Nel 2009 riceve il riconoscimento “ Grand Prix Care du Reportage Humanitarie 2009”, con un reportage sul lavoro minorile in Nepal, premiato e presentato al Festival Internazionale del Fotogiornalismo “Visa Puor l’Image” a Perpignan. Nel 2010 costituisce un’associazione no profit denominata “Witness Imagehttp://www.witnessimage.com/ che ha come obiettivo quello di sviluppare progetti fotografici legati alla tutela dei diritti umani nel mondo. Nel 2011 riceve un finanziamento pluriennale dalla Nando Peretti Foundation, per realizzare, il progetto fotografico “ Child Survival in a Changing Climate”, sull’impatto dei cambiamenti climatici nei confronti dei minori nei paesi in via di sviluppo. Nel mesi di Settembre/Ottobre 2012 realizza una mostra personale del progetto fotografico “Child Survival in a Changing Climate” presso la Fondazione Forma di Milano e Palazzo Valentini a Roma. Con lo stesso partecipa e riceve:  Runner up Luis Valtueña 15th International Humanitarian Photography Award, Spain; Gold winner of the Nature and Environment category, The 3rd Asia Press Photo contest, China; 2nd Place Environment Picture Story, The Best of Journalism 2012, USA; The Asia winner of the Global Wind Day photo competition, Belgium.

Per info: http://www.catalanogonzaga.com/